Tour de france: il tourmalet, leggenda e sfida al cuore dei pirenei
Il Col du Tourmalet, montagna simbolo del ciclismo, si appresta a ospitare una nuova tappa di sofferenza e gloria nel Tour de France. Un nome che evoca imprese leggendarie, tradimenti svelati e una Storia intrisa di fatica e determinazione, dove il pedale incontra la roccia e la leggenda si fa strada.
Un telegramma e un patto: la nascita di una sfida epica
Tutto cominciò con un’idea folle, o almeno così pensava Henri Desgrange, il visionario fondatore del Tour. Inserire i Pirenei nel percorso della Grande Boucle sembrava una pazzia, ma Adolphe Steinès, suo fidato disegnatore, insistette. La leggenda narra di una missione segreta, di un viaggio in auto tra burrasche di neve e di un telegramma che, forse, non raccontò tutta la verità: “Arrivato a piedi in vetta al Tourmalet STOP Strada transitabile ai veicoli STOP”. Un inganno, una scommessa vinta che diede vita a uno dei passaggi più iconici della Storia del ciclismo.
Il 1910: un percorso sterrato, bici pesanti e un regolamento che non prevedeva cambi di abiti. Octave Lapize, eroe di quel giorno, affrontò la salita alternando tratti in bicicletta a tratti a piedi, lanciando agli organizzatori quelle parole di sfida che sono entrate nell'immaginario collettivo: “Siete degli assassini!”. Un'epoca di eroi, di sofferenza e di gesta indimenticabili.

Gli italiani sul tourmalet: pagine di gloria e fatica
Il ciclismo italiano ha lasciato un segno indelebile sul Tourmalet. Ottavio Bottecchia, in maglia gialla, regalò al suo paese un'impresa leggendaria nel 1924, scollina con una temperatura di -40º e scollina con 10'53'' su Buysse. Bartali, Coppi, Nibali. ognuno ha scritto la propria pagina di Storia su questo gigante dei Pirenei. Bartali, al termine della sua fatica nel 1938, confessò: “È la salita che mi ha fatto più soffrire”. Parole che raccontano la durezza e la bellezza di un percorso che mette a dura prova corpo e spirito.
Ivan Basso, nel 2004, sul versante di La Mongie, sfiorò la gloria, battuto solo da un Lance Armstrong in volata. Vincenzo Nibali, nel 2014, transitò in maglia gialla, dimostrando la sua padronanza della montagna. Storie di uomini, di bici e di sacrifici che rendono il Tourmalet un luogo leggendario.
E poi c'è Merckx, il “Cannibale”, che nel 1969 trasformò la salita del Tourmalet in una vera e propria dimostrazione di forza. Dopo aver scoperto il tradimento del suo compagno di squadra, Merckx scattò in cima al Tourmalet, lanciandosi in una fuga solitaria di 140 km che lo portò alla vittoria del Tour, un trionfo che consacrò il suo mito.
Oggi, Pogacar, Vingegaard, Evenepoel e Seixas si preparano ad affrontare la sfida. Il record di scalata di Vingegaard, con 45'11'' a una media di 22,7 km/h, è un obiettivo ambizioso. Ma il Tourmalet non è solo cronometro: è Storia, è leggenda, è la prova di un coraggio che va oltre i limiti umani.
La sesta tappa, Pau-Gavernie Gèdre, 186 km, si preannuncia come un tappone pirenaico da cardiopalma, con il Col d’Aspin, Peyresourde e Aubisque a scaldare i motori prima dell'attacco finale al Tourmalet. Un giro di montagne che mette timore anche nell’era delle bici in carbonio e dei cambi elettronici.
Il Tourmalet è più di una montagna: è un monumento al ciclismo, un luogo dove si scrivono le pagine più emozionanti della Storia sportiva. Un luogo dove il sudore, la fatica e la passione si fondono in un’unica, indimenticabile, leggenda.