storia

Paraguay-germania: un mondiale segnato da ombre di nazismo e colonie perdute

Houston, Texas. Mentre il fischio finale sancisce la vittoria tedesca contro il Paraguay per 1-0, un’eco inquietante risuona ben oltre il campo da gioco. Non si tratta solo di un risultato sportivo, ma di un intreccio storico complesso, un passato oscuro che lega i due Paesi in modi inaspettati, e che torna a galla in occasione di questo incontro mondiale.

Un passato coloniale tra ideologie razziste e neonazismo

Dimenticate le cronache sportive per un momento: la Storia tra Paraguay e Germania è intrisa di un’amara eredità coloniale e di un rifugio inatteso per criminali di guerra nazisti. Per comprendere appieno la portata di questa connessione, bisogna riavvolgere il nastro fino al XIX secolo, quando Elisabeth Nietzsche, sorella del celebre filosofo, e suo marito Bernhard Forster, mossi da un’inquietante visione di purezza razziale, fondarono “Nueva Germania” nel cuore del Sud America. L’obiettivo? Creare un’enclave ariana, un baluardo contro il dilagare dell’antisemitismo e delle idee progressiste che permeavano la Germania dell’epoca. Un progetto utopico, destinato al fallimento, ma che ha lasciato un segno indelebile nel paesaggio culturale paraguaiano.

E non finisce qui. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Paraguay divenne un paradiso per i criminali nazisti in fuga dalla giustizia, tra cui Joseph Mengele, il famigerato “angelo della morte” di Auschwitz. Il regime dittatoriale di Alfredo Stroessner, anch’egli di origini tedesche, offrì loro rifugio e protezione, trasformando il Paese in un vero e proprio porto franco per i responsabili di atrocità inimmaginabili.

Città costruite sulla violenza e la memoria di giocatori chiave

Città costruite sulla violenza e la memoria di giocatori chiave

Stroessner, che governò il Paraguay con il pugno di ferro dal 1954 al 1989, non solo accolse ex nazisti, ma costruì intere città – Ciudad del Este, Minga Guazú, San Pablo – che oggi ospitano giocatori chiave della nazionale paraguaiana. Pensiamo a Fabián Balbuena, nato proprio a Ciudad del Este, o a Miguel Almiron, cresciuto nel quartiere San Pablo, dove suo padre lavorava senza sosta come guardia giurata. Storie di sacrificio e resilienza, intrecciate con un passato storico che fatica a essere dimenticato.

Anche Gabriel Avalos, l’attaccante in forza al Monza e punta di diamante della nazionale paraguaiana, ha le sue radici a Hohenau, un'altra città fondata dalla comunità tedesca. Un retaggio che si riflette anche nella lingua, con a Neuland, un giornale in tedesco che ancora oggi testimonia la presenza di una forte identità germanica nel Paese.

La partita contro la Germania non è quindi solo un incontro sportivo, ma un’occasione per riflettere su un passato complesso e controverso, un passato che continua a influenzare il presente e a gettare un’ombra sulla Storia di due nazioni unite da un filo sottile, fatto di colonie, ideologie razziste e rifugi inattesi.

E mentre i tifosi esultano per la vittoria tedesca, è impossibile ignorare l’eco di quel passato oscuro, un monito costante contro le derive del fanatismo e dell’intolleranza. La partita è finita, ma la Storia continua a vivere, intrecciata al destino di un popolo e di un Paese che ancora oggi lottano per fare i conti con la propria eredità.