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Rivera, stoccata al milan: «mi diverto poco, non mi piace come giocano»

Il giudizio è lapidario, quello di un monumento del calcio italiano che non riesce più a riconoscere la propria squadra del cuore. Gianni Rivera, bandiera del Milan e Pallone d'Oro nel 1969, ha espresso apertamente la sua delusione per la stagione dei rossoneri, culminata con l'amara constatazione dell'assenza in Champions League. Un verdetto che arriva a distanza di anni dal suo ritiro, ma che dimostra come l'ex campione rimanga profondamente legato al club e attento all'evoluzione del gioco.

Un amore che si raffredda

Intervenuto ai microfoni di SportItalia, Rivera non ha usato giri di parole: «Non me lo aspettavo, ma devo dire che lo seguo sempre di meno perché mi diverto poco. Da quando ho visto che cominciano ad andare indietro con la palla mi è passata la voglia di vedere le partite.» Un'ammissione che lascia trasparire una profonda amarezza e un senso di smarrimento di fronte a un gioco che, a suo dire, non riesce a trasmettere più la stessa passione.

Il problema, secondo il campione, risiede nella mancanza di ambizione e di creatività in fase di possesso palla. «Servirebbe più ambizione con la palla con i piedi, se non si da un senso alla palla quando ce l'hai è un brutto segno.» Una critica diretta alla squadra e, implicitamente, all'allenatore, che non sembra aver saputo instillare nei suoi giocatori la mentalità giusta per affrontare le sfide più importanti.

Un milan in crisi profonda

Un milan in crisi profonda

Le parole di Rivera arrivano in un momento particolarmente delicato per il Milan, che sta affrontando una profonda crisi di risultati e di identità. La stagione appena conclusa è stata un vero e proprio disastro, con un ottavo posto in campionato che lascia l'amaro in bocca a tutti i tifosi rossoneri. I numeri parlano chiaro: dopo aver chiuso il campionato al primo posto nel 2022-23, i rossoneri hanno subito un crollo verticale, piazzandosi al secondo posto nel 2023-24 e all'ottavo posto nel 2024-25. Un trend preoccupante che solleva seri interrogativi sul futuro del club.

L'era RedBird, inizialmente accolta con entusiasmo, sembra aver portato con sé più ombre che luci. L'investimento di capitale non si è tradotto in un miglioramento tangibile sul campo, anzi, la squadra sembra aver perso quella spinta e quella determinazione che l'avevano contraddistinta in passato. Ora, con l'ombra dell'esclusione dalle coppe europee che incombe, la società è chiamata a prendere decisioni drastiche per evitare il tracollo definitivo.

Il futuro di Allegri è più che mai in bilico, e la dirigenza sta valutando diverse opzioni per la panchina rossonera. Tra i nomi più caldi ci sono quelli di Iraola e Rangnick, due allenatori con idee ben precise e un approccio tattico moderno. Ma la vera sfida sarà quella di ricostruire un progetto solido e duraturo, in grado di riportare il Milan ai vertici del calcio italiano ed europeo. Un compito arduo, ma non impossibile, soprattutto se si saprà ascoltare i consigli di chi, come Gianni Rivera, ha scritto pagine indimenticabili nella storia del club.