Rigori: kluivert jr ripete l'incubo del padre, un déjà vu che infiamma il mondiale
Il pallone si ferma a undici metri dalla porta, e il destino, beffardo, si diverte a giocare con le memorie. Mentre l'Italia guarda altrove, la Coppa del Mondo ci regala un’inquietante eco dal passato, un’immagine sbiadita che torna a galla con una precisione spaventosa: l’errore di Justin Kluivert, identico a quello del padre Patrick, esattamente ventisei anni dopo. Un’ironia crudele che mette a nudo le fragilità umane, anche quelle dei campioni.
L'ombra del padre: un'incredibile coincidenza
Chi non ha metabolizzato l'ennesima assenza azzurra al Mondiale, può trovare conforto in un tuffo nel passato, dimenticando il 2006, troppo abusato. Un viaggio nel 2000, all'Europeo, a patto di chiudere Youtube prima degli ultimi minuti della finale. Zoom sulla semifinale tra Italia e Olanda: gli Orange calciano rigorosi ovunque tranne che in porta, un vero e proprio festival di legni e bordate fuori misura. Quel 29 giugno del 2000, giorno in cui Patrick Kluivert sbagliò il suo rigore contro il palo, torna a tormentarci, perché il figlio Justin, nella sequenza finale contro il Marocco, ha replicato l’errore. Portiere spiazzato, palo, e poi l’eliminazione ai rigori. Un déjà vu che lascia l'amaro in bocca.
Justin, entrato a pochi minuti dalla fine dei supplementari solo per tirare il rigore, ha fallito. Non è la prima volta che accade, anzi. La coincidenza è tanto bizzarra quanto deprimente, considerando che in Messico viaggiano indietro di otto ore.

La strategia dei rigori: tra genialata e autolesionismo
Agli ultimissimi istanti del tempo supplementare, gli allenatori si trasformano in scacchisti, invocando l'ombra di Bobby Fischer. La prevenzione, il depistaggio e l'inganno diventano armi cruciali. Come Van Gaal nel 2014, che cambiò portiere al 120’. Una mossa vincente contro la Costa Rica, ma non contro l'Argentina. Ma tanti ct, più che agli scacchi, chiedono aiuto alla briscola, lanciando in campo gli specialisti del dischetto. Fabian Balbuena, del Paraguay, entrò al minuto 122 contro la Germania, dopo aver guardato la fase a gironi dalla panchina. Il suo primo tocco pesò come un macigno, e il rigore sbagliato non impedì comunque alla sua squadra di qualificarsi.

Un incubo ricorrente: gli errori che costano cari
Un rigore è una sentenza: sbagli lato della porta, sbagli lato della storia. E la condanna è doppia se sei stato inserito solo per calciare. Ricordiamo Rashford e Sancho a Euro 2021, dentro ai supplementari, entrambi fallimentari. Anche Zaza, nel 2016, non brillò contro la Germania. Ramsey, a Euro League 2022, e Chukwueze, nella Coppa d’Africa, hanno vissuto lo stesso dramma. E al Mondiale, la lista è lunga: Sarabia e Benoun in Spagna-Marocco, Livaja e Badelj in Croazia, Willian in Brasile-Cile.
C'è chi, come Dybala nell'ultima finale, si è salvato con merito. E chi, come Carragher nel 2006, ha regalato allo sconosciuto Cristiano Ronaldo l'occasione di una vita: Eriksson lo lanciò al 119’, dicendogli “Ora entri e segni dal dischetto”. Carragher segnò, ma l'arbitro non aveva ancora fischiato. Un errore che costò all'Inghilterra la semifinale.
Il Mondiale ci ha ricordato che, a volte, anche i gesti più semplici possono trasformarsi in incubi. E che il destino, quando decide di giocare, non usa certo il fioretto, ma una spada.
