Mondo del calcio, trump al centro della scena: fischi e polemiche al metlife stadium

Il sipario si è chiuso sul Mondiale americano, ma non senza un ultimo atto di contundente, e a tratti surreale, teatralità. Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti, ha rubato la scena alla finale, trasformando un evento sportivo in un palcoscenico politico, tra strette di mano con rivali e fischi del pubblico.

Un trofeo tra amici: trump e infantino al centro dell

Un trofeo tra amici: trump e infantino al centro dell'attenzione

Dietro il vetro della tribuna d’onore del MetLife Stadium, Trump e Gianni Infantino, presidente della FIFA, hanno assistito all'evento come veri e propri protagonisti. Accanto a loro, un parterre de roi: Melania Trump, la first lady, Claudia Sheinbaum, presidentessa messicana, e Mark Carney, primo ministro canadese, a testimonianza di un'edizione che ha cercato di abbracciare un'intera area geografica, con risultati a dir poco discutibili. La presenza del presidente argentino Javier Milei, fervente ammiratore di Trump, ha completato il quadro di un'occasione che ha mescolato Sport, potere e ambizioni politiche.

Pedro Sanchez, presidente spagnolo, si è distinto come una delle poche figure europee a sfidare apertamente l'egemonia americana, stringendo la mano a Trump in un gesto carico di significato. Ma l'episodio più eclatante è stato forse quello della consegna del trofeo: Trump, dopo averlo accarezzato con un certo gusto, ha dovuto cedere il passo a Rodri, il centrocampista spagnolo eletto miglior giocatore del torneo, escluso Infantino.

Un momento di imbarazzo ha poi investito la tribuna presidenziale quando gli spagnoli hanno chiesto una foto di gruppo, costringendo Trump a spostarsi per accontentare Infantino. Un gesto di cortesia, forse, o semplicemente un adattamento alle esigenze di un evento che sembrava sfuggire di mano.

E mentre il pubblico fischiava l'attraversamento del campo di Trump e Infantino, si ricordava il misterioso caso del centravanti squalificato, riportato in campo grazie a una telefonata dal numero giusto: un episodio che ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e l'imparzialità del torneo. La FIFA, sempre più vicina a Trump, sembra aver piegato le regole per favorire gli interessi americani, creando situazioni che rasentano l'assurdo.

Questo Mondiale, più che una celebrazione dello Sport, è stato un affare per due: Trump e Infantino, uniti da un'amicizia che ha superato ogni confine, politico e sportivo. Un affare che ha lasciato l'amaro in bocca a molti, ma che ha regalato a Trump l'occasione di mostrare al mondo la forza e l'influenza degli Stati Uniti, a due anni dalle Olimpiadi di Los Angeles e nel 250° anniversario della nascita del paese.

Il sipario è calato, ma l'eco di questi eventi risuonerà a lungo nel mondo del calcio, lasciando dietro di sé un'eredità controversa e una domanda inevitabile: fino a che punto il potere politico può influenzare lo Sport, trasformandolo in un mero strumento di propaganda e ambizione personale?