Milan, l'incubo del ritorno: allegri deve invertire la rotta
Il Milan, campione d'Italia solo un anno fa, rischia di affondare in un girone di ritorno da incubo. I numeri parlano chiaro: un rendimento inferiore a quello delle stagioni passate, una miseria di gol segnati e un'ombra di preoccupazione che si allunga sulla corsa alla Champions League. La squadra di Allegri, dopo la partenza sprint, sembra aver perso la bussola, e il pubblico milanista, abituato a ben altro, non intende certo assistere a un naufragio.

La differenza tra allegri e conceiçao: un abisso offensivo
Il confronto con l'esperienza di Sergio Conceiçao sulla panchina rossonera, nella stagione 2024-2025, è impietoso. Mentre il portoghese, subentrato a campionato in corso, aveva saputo infondere grinta e soprattutto reti alla squadra, Allegri fatica a trovare la giusta alchimia. Conceiçao, nelle prime 16 partite del girone di ritorno, aveva gonfialto la rete avversaria ben 26 volte, subendone solo 19. Allegri, al contrario, si limita a 16 gol segnati e 14 subiti, un dato che evidenzia un evidente calo di pericolosità offensiva.
La squadra ha perso quella scintilla, quella capacità di creare occasioni da gol che l'aveva contraddistinta in passato. I tiri in porta sono crollati da 5,8 a partita a soli 3,6 in dodici mesi, e il dibattito si infiamma: colpa dell'allenatore, incapace di dare un'impronta precisa al gioco, o degli attaccanti, sterili di fronte alla porta?
Allegri ha provato a cambiare pelle, modificando il modulo e puntando su una difesa più solida, con soli due attaccanti davanti. Modric e Rabiot a centrocampo, De Winter al posto di Tomori in difesa. Ma il DNA milanista, quello che voleva dominare il gioco, sembra essersi smarrito.
Per la sfida contro l'Atalanta, Allegri ha annunciato un Milan diverso, con Pulisic e Giménez in attacco, Loftus-Cheek mezzala e Ricci play. Una scommessa, una speranza di ritrovare la strada vincente. La fiducia, almeno sulla carta, è stata concessa a chi ha avuto meno spazio in campo, compreso Leao, lasciato inizialmente in panchina.
Ma non basta cambiare i nomi, serve un cambio di mentalità. Serve più grinta, più cattiveria agonistica, quella stessa grinta che ha caratterizzato i Milan vincenti del passato. L'ambiente, tra pioggia dal cielo e critiche dalle tribune, non aiuterà di certo. A San Siro, servirà un leader, un punto di riferimento, per guidare la squadra tra le onde di una stagione che rischia di naufragare.
La posta in palio è altissima: la qualificazione alla Champions League. E il Milan non può permettersi di fallire. Con sei punti da recuperare nelle ultime tre partite, la squadra di Allegri dovrà dare il massimo per salvare il sogno europeo, senza contare sull'aiuto di altri.
Il Milan, insomma, è a un bivio. E Allegri, con la sua esperienza, dovrà trovare la chiave giusta per ridare lustro a una squadra che, fino a poco tempo fa, era considerata una delle favorite per il titolo. Il futuro, per ora, è appeso a un filo sottile.