Guardiola, incubo del 'what if': il city affonda, ma il dubbio resta
Manchester, Etihad Stadium. L'eco dei fischi è ancora palpabile, ma Pep Guardiola, con la voce impastata da una bronchite che pare annunciare tempi meno sereni, non si arrende al destino. Non ancora. La sconfitta contro il Real Madrid, 2-1, non cancella la sensazione amara di un'occasione sfuggita, di un sogno infranto. Ma soprattutto, non cancella il tormento di un 'what if' che gli ronzzerà in testa per i prossimi giorni, forse mesi.

Il fantasma del pari numerico
“Adoro come abbiamo giocato”, ripete Guardiola, quasi a voler anestetizzare la delusione. “Mi sarebbe piaciuto scoprire come sarebbe andata in undici contro undici”. La frase, apparentemente innocua, è la chiave di volta di un'analisi più profonda. Guardiola non contesta la prestazione della sua squadra, anzi, ne sottolinea la qualità. Ma si interroga, ossessivamente, su cosa sarebbe potuto accadere se Bernardo Silva non avesse visto il rosso dopo appena sette minuti di gioco. Un'espulsione, a suo dire, istintiva, frutto della velocità dell'azione, ma che ha compromesso irrimediabilmente le possibilità di rimonta dopo il 3-0 dell'andata.
“A Bernardo non posso dire nulla”, precisa il tecnico, difendendo il suo giocatore. “È la prima espulsione della sua carriera. Però il dubbio mi resta, penso che me lo porterò nel sonno”. Non una sfida lanciata al mondo, ma un’ammissione di fragilità, un’autocritica velata di frustrazione. Perché Guardiola, abituato a dominare le partite, a dettare legge, si ritrova a dover metabolizzare l'amaro in bocca di una sconfitta condizionata da un fattore esterno, da un episodio che ha alterato il corso degli eventi.
Il Real Madrid, inevitabilmente, viene lodato. “È una squadra straordinaria, che quando sbagli ti punisce”, ammette Guardiola, riconoscendo la superiorità degli spagnoli. Ma la delusione traspare dalle sue parole, dal suo sguardo perso nel vuoto. Il sogno Champions, svanito al primo ostacolo, lascia spazio a una nuova, pressante, domanda: cosa serve al Manchester City per finalmente conquistare il trofeo che manca?
Il futuro, però, è già scritto. Guardiola, con la sua consueta lucidità, guarda avanti. “Il futuro di questa squadra è brillante e la prossima stagione torneremo ancora più forti”, assicura. “È una sensazione che ho, per le qualità che abbiamo. Dobbiamo essere più cinici, far fare esperienza ai giovani, ma sono convinto che continueremo a crescere. I tifosi lo sanno, hanno visto quello che hanno visto”. La Carabao Cup, domenica contro l'Arsenal, e l'FA Cup contro il Liverpool, sono l'ultima tappa di una stagione comunque ricca di soddisfazioni. Ma l'obiettivo, quello vero, rimane la Champions League. E Guardiola, nonostante la delusione, non intende rinunciare al suo sogno.
E sul da farsi, una battuta con un pizzico di ironia: “Perché la gente vuole sempre licenziarmi?”. Un sorriso amaro, una risposta secca a chi mette in dubbio la sua permanenza a Manchester. Guardiola, a quanto pare, è ancora qui per riscrivere la storia. E per tormentare i suoi avversari, e i suoi detrattori, con un'altra stagione di ambizioni sfrenate.