Deschamps, l'addio amaro: la spagna lo gela, tre semifinali ko
Dallas, Texas – L’eco del canto di Françoise Hardy risuona ancora, ma non porta conforto. Didier Deschamps, dopo un’esperienza lunga e altalenante al timone della nazionale francese, si congeda con un umiliante 2-0 contro la Spagna, un epilogo che sancisce la fine di un ciclo iniziato nel 2012. Un ciclo costellato di successi, ma segnato da un’incessante, quasi ossessiva, incapacità di superare le semifinali.

La criptonite roja: tre battute d'arresto in tre semifinali
La Francia di Deschamps, quella che aveva incantato il mondo nel 2018 e sfiorato la gloria nel 2022, è apparsa impalpabile, annichilita dalla maestria spagnola. Un destino beffardo, considerando che il ct francese aveva cercato, con una punta di ironia, di scaricare la responsabilità sulle spalle del collega Luis de la Fuente, ammettendo la superiorità della Roja. Ma la verità è che Deschamps, campione del mondo da giocatore, ha trovato nella Spagna la sua nemesi, incassando tre sconfitte in altrettante semifinali: Monaco di Baviera nel 2024, Stoccarda nel 2025 e ora, a Dallas, un'altra ferita aperta.
Ricordiamo lo scorso anno, a Stoccarda, quando la Spagna si portava sul 5-1 prima di cedere terreno, concedendo tre gol ai Bleus. Ieri, invece, non c'è stata partita, una disfatta senza appello che ha rivelato le crepe in una squadra che, fino a quel momento, aveva impressionato per il suo potenziale offensivo e la solidità difensiva. I 4 moschettieri – Dembélé, Olise, Mbappé e Barcola – si sono spenti, incapaci di accendere la scintilla in un attacco che aveva mostrato di poter fare la differenza, e una difesa che si è disunita sotto la pressione spagnola.
“I giocatori sono annientati, ma dobbiamo essere logici: siamo stati inferiori tecnicamente, è colpa nostra”, ha dichiarato Deschamps a fine partita, con un’ammissione di responsabilità che suona come la resa dei conti. Ma la domanda sorge spontanea: un arbitro di quel calibro era realmente all’altezza di una semifinale mondiale? Deschamps, con una punta di rammarico, ha preferito non rispondere, lasciando intravedere qualche dubbio.
De la Fuente, dal canto suo, ha esaltato la sua squadra, definendola la migliore del mondo. Parole forti, ma che riflettono la convinzione di una Spagna che ha dimostrato di meritare un posto in finale. “È difficile descrivere ciò che si prova adesso, ma dev’essere qualcosa come la felicità e l’orgoglio di gestire professionisti come questi”, ha dichiarato il ct spagnolo, sottolineando l’importanza del lavoro di squadra e della fedeltà a un’idea di calcio che ha portato la Roja fin in fondo. Pedro Porro, autore del secondo gol spagnolo, ha aggiunto: “È un sogno che si avvera, persino meglio di quanto avessi mai sognato. Abbiamo giocato una grande partita, abbiamo fatto tutto il possibile per passare il turno”.
La Francia saluta così il suo ct, lasciandosi alle spalle un’amara delusione e la consapevolezza di dover ripartire da una nuova identità. Un addio senza onore, un epilogo che lascia l’amaro in bocca. La Spagna, invece, festeggia un trionfo che la proietta verso la finale, con la consapevolezza di aver dimostrato di essere la forza dominante del calcio mondiale.
