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Cr7, l'ultimo atto in qatar: addio al sogno mondiale

Miami, 7 luglio – Un cammino costellato di gol, di record, di esultanze leggendarie, ma anche di una malinconia crescente. Cristiano Ronaldo, il re del Portogallo, ha detto addio al Mondiale, lasciando a Miami un’immagine di profondo smarrimento, un addio silenzioso a un trofeo che sembrava scritto nel suo destino, ma che gli è sempre sfuggito di mano.

La scena muta al campo: un pallone d'oro solo

La partita è finita, il silenzio cala sul campo. Ronaldo, a testa bassa, attraversa l'area, un uomo solo con il suo dolore. Nessuno lo abbraccia, lo lasciano vagare nel suo lutto. Solo un gesto di Rodri, pallone d'oro come lui, un tocco sul petto per una consolazione che suona vuota. Un'immagine che parla di un'era che volge al termine, di un sogno infranto.

“Sono triste, ma ho dato tutto”, ha commentato Ronaldo, la voce rotta dall'emozione. “Ho la coscienza tranquilla. Potevamo fare meglio, ma siamo stati eliminati da una squadra molto buona. Ho dato il massimo. Sì, è stato il mio ultimo Mondiale, ora penserò al futuro con la famiglia.” Parole semplici, quasi sussurrate, che celano la delusione di un campione che ha sfidato il tempo, ma non il destino.

Da robotico a uomo: il declino di un

Da robotico a uomo: il declino di un'icona

Non è più il CR7 di un tempo, l'attaccante robotico dagli addominali d'acciaio, la macchina da gol inarrestabile. Gli anni hanno lasciato il segno, la velocità è diminuita, la potenza si è affievolita. C’è stato un momento in cui ha provato ad accelerare, a superare tre avversari, ma è stato fermato, come succede a tutti tranne ai migliori al mondo. E Ronaldo, per vent’anni, è stato tra questi ultimi.

Roberto Martinez, il ct del Portogallo, ha voluto rendere omaggio al suo campione: