Coppa d'africa: decisione shock, rigore incredibile e magia nera!
Il calcio africano è scosso. Non da un gol spettacolare o da un'azione corale, ma da una decisione arbitrale che rasenta l'assurdo e da un'atmosfera carica di superstizioni che ha avvolto la finale della Coppa d'Africa. Due mesi dopo l'epilogo a Rabat, la CAF ha deciso di assegnare la coppa al Marocco a tavolino, riaprendo una ferita che sembrava ormai rimarginata, e gettando ombre sulla credibilità di un intero movimento.
L'arbitraggio controverso e la protesta senegalese
La serata del 18 gennaio scorso al Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat, dove Senegal e Marocco si sono contesi il titolo, è impressa nella memoria di tutti i presenti. Dopo otto minuti di recupero, il Senegal, guidato da Sadio Mané, ha esultato per il gol di Gueye, annullato immediatamente dall'arbitro Jean-Jacques Ndala per un fallo commesso da Seck su Hakimi. Un gol che, a detta di molti, avrebbe cambiato le sorti della partita. Poi, al 98', un angolo per il Marocco: Brahim Diaz viene “cinturato” in area, e l'arbitro, dopo la revisione VAR, concede un rigore dubbioso. La reazione dei senegalesi è stata immediata: tensione alle stelle, parapiglia in campo e la decisione di rientrare negli spogliatoi in segno di protesta, rifiutando di tirare il rigore contestatissimo.
L'immagine di Mané che convince i compagni a tornare in campo per gli ultimi minuti, e quella del ct Thiaw che discute animatamente con l'arbitro, sono simboli di una rabbia e di una frustrazione comprensibili. Al 112', Diaz si presenta sul dischetto, ma il suo cucchiaio viene parato facilmente da Mendy, in una scena che ha lasciato molti a bocca aperta, con il sospetto – mai confermato – di un gesto volontario per prolungare l'agonia.

L'asciugamano e le superstizioni africane
Ma la partita non si è conclusa qui. Durante i supplementari, la partita ha preso una piega ancora più surreale. Mentre El Aynaoui veniva soccorso in campo, Hakimi è stato invitato dai tifosi marocchini a rubare l’asciugamano bianco di Mendy. Un gesto che, in quel contesto, trascendeva il semplice scherzo sportivo, assumendo i contorni di una rituale provocazione. Diouf, terzino senegalese, ha prontamente recuperato l'asciugamano, ma la scena è stata seguita da un'incredibile sequenza di passaggi di panni tra i portieri e i loro assistenti, in un tripudio di colori e movimenti che ha ricordato più un balletto folkloristico che una finale di Coppa d'Africa. La domanda che sorge spontanea è: perché tanto clamore per un semplice asciugamano? La risposta, forse, si nasconde nelle antiche tradizioni africane, dove gli oggetti vengono spesso considerati portatori di poteri magici.

Il verdetto finale e l'amaro in bocca
Al fischio finale, la festa è esplosa tra i tifosi marocchini, mentre il Senegal è rimasto con l'amaro in bocca, consapevole di aver subito un torto ingiusto. Ma la vera amarezza è arrivata due mesi dopo, con la decisione della CAF di assegnare la coppa al Marocco a tavolino. Una scelta che ha sollevato un putiferio, mettendo in discussione la credibilità dell'organizzazione e lasciando un segno indelebile nella storia del calcio africano.
Come disse Don King, “Only in Africa”, ma con un senso di profonda delusione per chi sperava in un continente che sapesse evolversi, non solo sportivamente. La coppa per due, con un finale che profuma di farsa, non potrà mai cancellare il ricordo di una partita segnata da un arbitro poco ispirato, da superstizioni ancestrali e da una decisione che ha tradito i valori dello Sport.
