La Rivoluzione di Malagò: Bianchedi Capodelegazione della Nazionale, Mancini? Non Siamo Amici
Riavvolgere il nastro dei primi cinquenta giorni di Giovanni Malagò alla guida del calcio italiano è un bel rompicapo. Il mondo azzurro è in movimento, un moto perpetuo, un’onda lunga e imprevedibile. Cosa c’entra la rivoluzione culturale dentro ad un universo, spesso, fermo e insensibile al cambiamento? C’entra nella maniera in cui il nome del capodelegazione della Nazionale è Diana Bianchedi.
nnUna Scelta Inaspettata
nUna scelta che suona come un contropiede, tutti in attesa, tutti sorpresi. “Una scelta che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani: il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte. Diana (Bianchedi, ndr) gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, un curriculum fatto di studi e specializzazioni, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del Coni.”.
nnRivoluzione culturale, direi. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi.
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Tra Maldini, Pirlo e Mancini
nDiana Bianchedi. Lapresse. Ranieri, Zola, Mancini e, ora la Bianchedi. Il cerchio si chiude. “Sento energia e positività. Sento che ci sono le premesse per fare qualcosa di importante”.
nnPaolo Maldini, direttore tecnico per due settimane?